Il TTIP, nuove prospettive di sviluppo per tutta l’Europa
Gli Stati Uniti sono, per l’Europa, un partner privilegiato sul piano culturale, politico ed economico. Le recenti crisi internazionali hanno del resto dimostrato una volta di più quanto questa alleanza transatlantica sia importante. Basti ricordare che gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale dell’UE, con un volume di importazioni/esportazioni di beni che nel 2013 ha superato i 484 miliardi di euro. Eppure, esistono ancora molti ostacoli al libero scambio, tra cui dazi e norme tecniche diverse.
Allo scopo di migliorare la cooperazione tra l’UE e gli Stati Uniti, nel 2007 è stato istituito il Consiglio economico transatlantico (CET) e nel 2013 è stato avviato il progetto di collaborazione commerciale approfondita tra questi due partner. I negoziati concernenti il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP, dall’inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership) mirano ad eliminare il maggior numero possibile di restrizioni e promuovere, di riflesso, gli scambi di beni e servizi come pure gli investimenti tra una regione e l’altra. Attualmente l’Unione europea conta oltre 500 milioni di consumatori ma l’apertura ai mercati di Oltreoceano permetterà alle sue imprese di accedere ad altri 320 milioni di potenziali clienti. Un’opportunità imperdibile per svilupparsi rapidamente e rispondere all’aumento della domanda creando molti nuovi posti di lavoro.
Un impegno ambizioso
I negoziati concernono tre ambiti distinti: l’accesso al mercato, la cooperazione tra gli organi di controllo e la regolamentazione. Le riforme devono permettere alle imprese e agli investitori europei di accedere al mercato americano e di svilupparsi ulteriormente. I negoziati in corso si concentrano quindi sull’eliminazione dei dazi, sui servizi e sull’accesso al mercato pubblico. L’intensa consultazione tra gli organi di controllo dovrà garantire la coerenza tra le norme tecniche europee e quelle americane. Questa cooperazione riguarda ambiti vasti come la protezione dell’ambiente e degli animali, la farmaceutica, le tecnologie dell’informazione della comunicazione o il settore automobilistico. Il TTIP definirà nuove regole anche per le PMI, la proprietà intellettuale, la competitività e la creazione di meccanismi per la risoluzione delle controversie sia tra investitori e Stati che tra Stati.
Per dare i frutti auspicati, ogni negoziato deve mantenere un certo livello di riservatezza. Tuttavia, nell’interesse della trasparenza, la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su buona parte delle clausole e, a inizio 2015, ha presentato ufficialmente i testi negoziali. I temi trattati così come le spiegazioni dettagliate sono accessibili e a disposizione di tutti.
Risultati attesi
Uno studio condotto dal CEPR, il Centre for Economic Policy Research di Londra, prevede risultati decisamente incoraggianti. Le ricadute economiche per l’UE dovrebbero quantificarsi in non meno di 119 miliardi di euro, pari in media a 545 euro in più di reddito disponibile per le famiglie europee. L’accordo dovrebbe tornare a vantaggio dei lavoratori anche per il fatto che lo sviluppo delle aziende in Europa e la creazione di succursali negli Stati Uniti richiederanno ulteriore manodopera. L’accordo intensificherà inoltre la competitività sul mercato, stimolando gli investimenti e l’innovazione da parte delle imprese. I consumatori beneficeranno quindi di una scelta più ampia a prezzi più convenienti. Al di là delle cifre, il TTIP permetterà all’Unione europea di influenzare massicciamente le regole del commercio internazionale ponendo quale riferimento i propri standard di qualità elevati e i propri valori.
Una sfida etica ed ecologica
Sebbene il progetto possa generare enormi benefici per i Paesi coinvolti, ciò non basta a fugare i timori sorti soprattutto nell’Europa occidentale sull’etica di determinate clausole. Alcuni temono infatti di vedere i mercati europei invasi dagli organismi geneticamente modificati (OGM) o dalla carne di animali allevati con ormoni. Tuttavia, come ha precisato la Commissione, i negoziati non mettono in discussione le leggi di base in materia di OGM, salute dei consumatori e vita umana, salute degli animali e ambiente. Del resto, si tratta di una cooperazione e di uno scambio sulle norme in vigore sulle due sponde dell’Atlantico e non di una loro uniformazione. Altri temono invece un ritorno dell’Accordo commerciale anti-contraffazione (ACTA) che minaccerebbe la protezione dei dati personali e della proprietà intellettuale. L’ACAC è però stato respinto dal Parlamento europeo nel 2012 e questa decisione sarà rispettata sotto ogni aspetto. Non è del resto nemmeno previsto di integrare norme specifiche in materia. Anche la creazione di un meccanismo per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati ha dato adito a dibattiti. A prescindere dall’intesa sulla necessità di proteggere gli investitori, l’Unione europea preferisce emanare regole chiare che definiscano il quadro d’azione dei mediatori. La Commissione ha ricordato che questo meccanismo non impedisce ai governi di legiferare e non intacca la loro sovranità legislativa.
Ricadute positive anche per i Paesi terzi
Il nuovo mercato integrato transatlantico dovrebbe favorire anche i Paesi terzi. I Paesi OCSE ad alto reddito come la Svizzera potranno trarre benefici quantificabili in circa 36 miliardi di euro, pari a aumento dello 0,19 per cento secondo lo studio CEPR. Ciò si spiega in due modi: prima di tutto, sulla scia della crescita economica e dell’aumento dei redditi nell’UE e negli Stati Uniti, si rafforzerà anche la domanda di prodotti di tutto il mondo. Secondariamente, l’accordo potrebbe incoraggiare altri governi a intraprendere la stessa via, aprendo nuovi mercati e nuove prospettive. In qualità di partner importante dell’UE e degli Stati Uniti, la Svizzera sarà inevitabilmente toccata dall’accordo. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) conferma i risultati promettenti annunciati dal CEPR tanto più che, secondo due studi, la crescita potrebbe raggiungere il 2,9 per cento.