Un'utile visita in Brasile

9.11.2021 - Blog dell'AR/VP - Dopo il Perù, la scorsa settimana mi sono recato in Brasile, uno dei principali attori in America latina. Le discussioni con i leader brasiliani si sono incentrate principalmente sull'accordo commerciale UE-Mercosur e sulle misure di protezione ambientale. I nuovi impegni recentemente assunti dal Brasile, in particolar modo in materia di deforestazione, sono positivi, ma è necessario che siano attuati rapidamente sul campo.

"I nuovi impegni ambientali del Brasile, in particolar modo in materia di deforestazione, sono importanti sia per il clima e la biodiversità a livello mondiale che per le relazioni UE-Brasile. Ora devono essere attuati rapidamente."

 

Con i suoi 213 milioni di abitanti, la sua economia ampia e diversificata – al 12º posto in termini di PIL – e il suo enorme territorio, il Brasile è oggi uno dei principali attori al mondo. Detiene inoltre, con la foresta pluviale amazzonica, uno degli elementi più determinanti per il futuro della biodiversità e del clima a livello mondiale. Dopo 9 anni senza che l'UE abbia effettuato una visita ad alto livello, era davvero giunto il momento di recarsi in questo paese fondamentale.

Prima di riassumere gli scambi avuti con le principali autorità politiche del paese, credo sia importante chiarire il funzionamento delle istituzioni brasiliane, soprattutto per il pubblico europeo, spesso all'oscuro della situazione. Nel nostro dibattito pubblico c'è la tendenza ad assimilare il Brasile al suo presidente e al relativo governo. Gli esperti che abbiamo incontrato nel corso della nostra visita, che non sono legati all'attuale esecutivo, hanno sottolineato come un tale approccio non rispecchi correttamente la realtà poliedrica del paese.

Il Brasile è una federazione i cui Stati federati godono di ampia autonomia e di molte prerogative proprie. Inoltre, il potere federale non è concentrato nelle mani del presidente e del suo esecutivo. Esistono potenti contropoteri sia nella Corte suprema e nel sistema giudiziario del paese che nel Congresso brasiliano. I nostri interlocutori, anche quando non erano favorevoli all'attuale presidente, hanno dichiarato che questo equilibrio di potere continua tuttora a funzionare. Hanno tuttavia espresso anche preoccupazioni per il futuro, nel contesto delle elezioni presidenziali che si terranno l'anno prossimo.

La politica della risposta del Brasile alla pandemia e il sostegno dell'UE

 

 

Questa condivisione del potere è probabilmente illustrata al meglio dalla risposta del paese alla pandemia di COVID-19. Il presidente Jair Bolsonaro si è opposto a eventuali lockdown, ma ciò non ha impedito che molte autorità statali e municipali li adottassero. Il presidente ha inoltre ribadito più volte la propria opposizione al vaccino contro la COVID-19 e continua a non essere vaccinato. Il tasso di vaccinazione della popolazione brasiliana però è attualmente più elevato di quello degli Stati Uniti e dell'Unione europea, in particolar modo grazie alla crescente capacità locale di produrre vaccini, compresi il vaccino cinese Sinovac prodotto dall'Instituto Butantan e il vaccino AstraZeneca prodotto da Fiocruz. Anche Eurofarma Laboratorios prevede di produrre, a partire dall'inizio del 2022, 100 milioni di dosi del vaccino Pfizer/BioNtech all'anno destinate alla distribuzione in America latina. Di conseguenza la pandemia è notevolmente diminuita in Brasile. Nel quadro di Team Europa, l'Unione europea, gli Stati membri e le istituzioni finanziarie europee hanno mobilitato oltre 650 milioni di EUR per aiutare il Brasile ad affrontare la pandemia, un sostegno importante accolto con favore dalle autorità brasiliane.

Quale sarà il futuro dell'accordo UE-Mercosur?

Nel corso degli incontri con il presidente Jair Bolsonaro, il vicepresidente Hamilton Mourão, il ministro degli Esteri Carlos Alberto França, il ministro dell'Ambiente Eduardo Leite e il presidente del Senato Rodrigo Pacheco, le nostre discussioni si sono incentrate principalmente sull'accordo tra l'Unione europea e il Mercosur, da un lato, e sulla questione della protezione del clima e dell'ambiente, dall'altro.

Fonte: epe.gov.br

Per quanto riguarda il clima, a causa del diffuso utilizzo dell'etanolo nel sistema dei trasporti del paese e dell'importanza dell'energia idroelettrica per la produzione di elettricità (2/3 del totale), le energie rinnovabili rappresentano il 48% del bilancio energetico del Brasile, rispetto al 20% registrato dall'Unione europea nel 2019. Di conseguenza il Brasile è un paese a basso livello di emissioni di gas serra a causa dell'uso dell'energia, ma persiste la questione fondamentale della deforestazione.

Per la COP 26 il governo brasiliano ha recentemente adottato iniziative positive

Nel contesto della COP 26 di Glasgow il governo brasiliano ha recentemente adottato importanti iniziative. Prima di tutto ha aumentato il proprio impegno a ridurre le emissioni di gas serra del paese da -43% a -50% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005, e si è impegnato al contempo a conseguire la neutralità carbonica entro il 2050. Si tratta di uno sforzo ampiamente paragonabile a quanto stiamo facendo noi nell'UE. Il governo brasiliano si è inoltre unito all'impegno globale per la riduzione delle emissioni di metano (Global Methane Pledge) lanciato a Glasgow dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden con l'obiettivo di limitare le emissioni di questo gas specifico, che è molto più potente in termini di gas serra rispetto alla CO2. Da ultimo, ma non meno importante, il Brasile si è impegnato a porre fine alla deforestazione illegale entro il 2030 e ha presentato un piano d'azione in merito.

Si tratta di impegni importanti per il futuro del clima e della biodiversità a livello mondiale, naturalmente, ma anche per le relazioni tra l'Unione europea e il Brasile, che negli ultimi tempi erano offuscate da disaccordi in materia. Tuttavia ho sottolineato anche quanto sia importante che questi impegni siano pienamente attuati sul campo. Vari interlocutori non governativi hanno posto l'accento sulle difficoltà che potrebbero sorgere in questo settore, soprattutto per quanto riguarda la deforestazione illegale, a causa della carenza di risorse e dei radicati interessi di parte che si oppongono alle azioni tese a combatterla efficacemente.

Permangono considerevoli difficoltà relative all'accordo UE-Mercosur

In occasione della mia visita in Brasile nel 2006 in qualità di presidente del Parlamento europeo, mi era stato detto che la firma dell'accordo commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur era imminente. Quindici anni dopo, e a due anni dalla firma, ancora non è in vigore. I nostri interlocutori hanno ricordato che continuano a tenere molto all'accordo perché contribuirebbe a modernizzare l'economia del Brasile e ad accelerare l'aumento della produttività. L'accordo è importante anche per far progredire il processo di integrazione del Mercosur stesso. Anche i leader delle imprese europee in Brasile che ho incontrato a San Paolo hanno sottolineato l'importanza e i benefici di questo accordo, sia per l'economia brasiliana che per quella europea.

Nelle nostre discussioni ho confermato il desiderio della Commissione europea di vedere il fascicolo coronato da successo, dopo un lungo periodo di gestazione, sottolineando al tempo stesso in modo chiaro le difficoltà che ancora restano da superare. Il Parlamento europeo, così come alcuni Stati membri, è contrario alla ratifica dell'accordo nel suo stato attuale a causa di questioni ambientali. È necessario integrarlo. Resta ancora da chiarire anche l'esatta natura dell'accordo (si tratta di un accordo commerciale o di associazione?), il che ha ripercussioni considerevoli sul processo di ratifica. Di sicuro i nuovi impegni assunti dal governo brasiliano in materia ambientale potrebbero contribuire a far progredire l'accordo, se saranno realmente rispettati.

Abbiamo discusso inoltre della domanda di adesione del Brasile all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), un'iniziativa che sosteniamo, e di cooperazione in materia di sicurezza, già in corso nella Repubblica centrafricana, ma che potrebbe essere estesa ad altre regioni, in particolare il Mozambico.

Infine ho incontrato i rappresentanti di UN Women in Brasile. Ci hanno fornito un quadro dettagliato della difficile situazione delle donne impegnate nella difesa dei diritti delle loro comunità in Brasile, in quanto la loro vita e la loro integrità fisica sono spesso minacciate.

Operazione Accoglienza dei rifugiati venezuelani

Abbiamo partecipato anche alla presentazione dell'Operaçao Acolhida (operazione Accoglienza) (link esterno), incentrata sulla ricollocazione in Brasile dei rifugiati venezuelani che raggiungono la frontiera del paese, operazione realizzata dal governo brasiliano in collaborazione con l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e con il sostegno dell'UE. Per ora ha interessato 61 000 dei circa 260 000 venezuelani presenti nel paese. Mi hanno particolarmente commosso le testimonianze rese durante il nostro incontro da due persone rifugiate venezuelane che hanno beneficiato di tale iniziativa. La prima era giunta alla frontiera con la sua famiglia, rischiava di morire di fame, e grazie all'Operaçao Acolhida è stata accolta, le è stata offerta una casa e poi un lavoro. La seconda è dovuta fuggire perché suo figlio era gravemente malato e non poteva essere curato in Venezuela. In Brasile è stato accolto e sottoposto a cure. È in momenti come questi che si capisce che gli esseri umani di cui parliamo non sono solo numeri nelle statistiche e che le nostre azioni – o la nostra inazione – possono determinare la vita o la morte di persone in carne e ossa.

Malgrado le recenti tensioni, questa visita ha contribuito a ristabilire il contatto diretto con le autorità brasiliane e il Brasile parteciperà alla riunione dei leader UE-America latina che organizzeremo il prossimo mese. In particolare, i nuovi impegni assunti dal Brasile in materia di ambiente possono contribuire in modo significativo a far progredire ulteriormente l'accordo commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur, a condizione che siano attuati sul campo.

 

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